
Scheda.
Le persecuzioni contro i cristiani  (C)

Dall'intolleranza all'intolleranza

L'imperatore Galerio, genero di Diocleziano e designato alla
successione nella parte orientale dell'impero, accanito difensore
della tradizione, era stato colui che pi di tutti aveva voluto la
persecuzione dei cristiani. Ormai in fin di vita si convinse
dell'inutilit del suo tentativo e nel 311, con l'editto di
Serdica, ordin che le ostilit contro i cristiani cessassero. Due
anni dopo anche in Occidente si decise agire nella stessa
direzione. Costantino nel 313 eman un editto di tolleranza: lo
Stato accettava di limitare il suo potere e di rispettare le
coscienze dei sudditi nelle loro scelte religiose. Visto che il
Dio del cristianesimo si era dimostrato tanto forte e tenace, era
meglio renderlo amico dei Romani e farlo entrare nel pntheon,
insieme a tutti gli di di Roma, per quanto fosse un Dio piuttosto
anomalo. Era una svolta nella politica romana. Negli anni seguenti
Costantino accentu la sua politica filocristiana intromettendosi
anche pesantemente nella vita della Chiesa (organizz fra l'altro
il primo Concilio ecumenico a Nicea nel 325). Nello stesso tempo
egli mantenne intatti i segni esteriori del potere divinizzato: il
diadema e la porpora.
Anche l'imperatore Giuliano tent di riproporre l'antico thos di
Roma.
Nel 379 and al potere Teodosio, che l'anno dopo ricevette il
battesimo. Da allora egli oper per trasformare il cristianesimo
in religione di stato. L'anno seguente cominciarono ad essere
emanate disposizioni restrittive contro i culti pagani: Teodosio
rifiut il titolo di Pontefice Massimo, revoc le immunit
concesse alle Vestali e ai collegi sacerdotali di Roma; infine fu
tolta dall'aula del Senato l'ara della dea Vittoria. Per il forte
valore simbolico il gesto suscit molte proteste: i non cristiani
lo giudicarono un affronto imperdonabile contro una dea che aveva
dimostrato per Roma tanta benevolenza e, secondo il principio del
do ut des, su cui si fondava il rapporto con la divinit presso i
Romani, si aspettarono una dura vendetta. Nel 410 i Visigoti
conquistarono Roma e la saccheggiarono: lo sgomento fu grande, e
ben pochi dubitarono che l'episodio dovesse intendersi come una
vendetta degli di di Roma sulla citt, che li aveva traditi.
A questa accusa, che circol per tutto l'impero, rispose Agostino
nel De civitate Dei. Nell'opera egli sostiene la tesi che la
caduta di Roma era stata il risultato di tutte le azioni contro la
giustizia divina che la citt aveva compiuto durante la sua
storia, ed elenca tali azioni puntigliosamente. L'opera prosegue
sviluppando una potente filosofia della storia che manterr
un'egemonia pressoch incontrastata fino al diciassettesimo
secolo. Viene messa a confronto la civitas terrena con la civitas
Dei e il potere dello Stato viene riconosciuto come necessario, ma
viene ridotto al compito di mantenere la pacifica convivenza fra i
cittadini, regolando soprattutto il possesso e l'uso dei beni.
Verso la religione l'atteggiamento dello Stato deve essere di
piena libert e non di intromissione.
Ma questa tesi, fondata sulla testimonianza dei martiri, ormai era
al tramonto. Gi ai tempi di Costantino alcuni Padri della Chiesa,
come Eusebio di Cesarea, che era stato un grande ammiratore
dell'imperatore (nella Vita di Costantino egli lo descrive come un
novello Mos), avevano insistito sulla distinzione fra un
imperatore persecutore dei cristiani e un imperatore defensor
fidei. Di conseguenza essi avevano teorizzato uno stretto rapporto
fra potere politico e potere religioso, finalizzato al bene del
popolo di Dio.
Veniva cos posta la base di quello che poi sar chiamato
cesaropapismo. Lo stretto rapporto fra potere politico e potere
religioso dominer tutta la storia del Medio Evo, produrr nuove
teorie politiche (per esempio, quella del Sole e della Luna e
quella dei due Soli, con cui i medievali alludevano al rapporto
fra il papa e l'imperatore) e sar al centro di episodi famosi e
di grande portata storica come l'incoronazione di Carlo Magno e la
fondazione del Sacro Romano Impero. Il forte legame fra potere
politico e potere religioso sar anche responsabile di una prassi
repressiva nei confronti del diverso. Il cristianesimo, una
volta salito al potere, non rinneg totalmente la lezione dei suoi
martiri, perch mantenne un atteggiamento di tolleranza nei
riguardi dei seguaci di altre religioni. Verso quelli che
minacciavano l'ortodossia, cio gli eretici, le autorit
ecclesiastiche ritennero invece che un atteggiamento di tolleranza
non fosse ammissibile.
Lo stretto legame fra religione e politica produsse poi
un'inevitabile sintonia di interessi e una collaborazione nella
repressione, che ebbe finalit tanto politiche quanto religiose.
Il connubio religione-politica diede origine a una serie di
risultati perversi, che portarono a numerosi tentativi di
reazione, con il pi importante dei quali, il protestantesimo,
inizia il mondo moderno

